lunedì 15 aprile 2013

Bella Isabella bis



Una delle cose più...curiose, e al tempo stesso simpatiche del TB, è vedere quella che ritengo una specie di amichevole "sfida" tra i collaboratori Treggisti Militanti®, che si battagliano a colpi di meraviglie. Fabrizio da Genova manda la bella Isabella? Ecco che Mark B. risponde quasi subito con un modello stavolta coupé, ma bianco anch'esso, rispolverando una sua foto fatta "nel pisano" quasi nove anni fa (il 2 dicembre 2004, come si vede chiaramente nella foto con tanto di tardoautunnali foglie secche). La "bella Isabella bis" della Borgward è, in questo caso, un po' più recente di quella genovese oltre che coupé: l'immatricolazione è, infatti, del 1965. C'è soltanto da sperare che in questi 9 anni la bella Isabella non sia finita pressata, ma non lo vedo probabile anche per la maledizione che si abbatterebbe sul capo dell'autore di un simile misfatto...

domenica 14 aprile 2013

Un tròschi®



Questo, cari i miei amici e care le mie amiche treggianti, è un post molto importante. Sappiàtelo. Innanzitutto, è la prima trovaglia di gran valore avvenuta rigorosamente a piedi (ce ne sono state già altre, ma non di questa fatta a parte un'altra di cui si parlerà dopo); il Treggista Militante Appiedato®, quindi, fornisce immediatamente la dimostrazione pratica che il Dio de' Bivi non cessa affatto di guidare anche chi non è più in possesso di un mezzo motorizzato, e che Lui e solo Lui è onnipotente & onnipresente (non come quel suo collega abusivo che va per la maggiore sotto vari nomi, e che si è sempre preso delle gran pause nel corso degli eoni). 



Indi di poi, tale mezzo è una rarissima combinazione, come si può notare, tra camion e camper; si tratta infatti, nientepopodimeno, che di un OM Leoncino camperizzato. Nonostante la ritargatura recentissima (segno, comunque, che il mezzo è utilizzato in qualche modo), il Leoncino è stato in produzione dal 1950 al 1968, e per la sua "base" si va quindi da sessantatré a quarantacinque anni fa. Facciamo una media e diciamo che ha una cinquantina d'anni; chissà quando è stato camperizzato, fornendo qualcosa che ha, ad occhio e croce, circa le dimensioni del mio monolocale. Siamo ancora una volta, anche se un po' più lontani da casa, all'Isolotto, ma in una delle sue vie più antiche e originali. Una di quelle che esistono da secoli.



In ultimo, questo mezzo serve per introdurre nel TB (ed era l'ora, dico io), il concetto di tròschi.

A Firenze e in buona parte della Toscana, un tròschi è, in pratica, una treggia di maggiori dimensioni. Si può dire, certo, anche "treggione", ed è un accrescitivo che ho non di rado usato; ma un tròschi, a rigore, è qualcosa di più. Un tròschi è l'automezzo industriale, agricolo o di trasporto collettivo (camion, macchina operatrice, trebbiatrice, pullman) che ti ritrovi all'improvviso davanti sulla provinciale per Radicondoli mentre procede sferragliando a quindici all'ora emettendo fumate che farebbero impallidire quelle dell'ILVA di Taranto. Un tròschi è una carrozzeria con stratificazioni di ruggine e ammaccature risalenti quantomeno al Pleistocene. Un tròschi sono le rotòne munite di bulloni talmente incancreniti da volerci un compressore maggiorato per svitarli. Un tròschi è la quantità di ciarpame che ospita sia da fermo, sia in viaggio; oppure, nel caso di pullman e affini, il ricordo dell'umanità rurale che caratterizzava le campagne toscane fino a mia precisa memoria. Un troschi sono le grida disperate del conducente della treggia che stava dietro: Ma che ti lèèi da' hoglioni 'ho 'sto tròòòòschiiiii??!?!?!?  E mi rivedo mio padre, su per la salita del Capannone all'Elba con davanti il pullman di linea per Campo (targato Pisa, sob), carico di gente con borsate di spesa, capre, muli, covoni di fieno, damigiane di procanico e balle di cemento, che procedeva sfidando ogni legge newtoniana e facendo dei pelini ai dirupi da far pigliare un colpo secco. 


Ecco: questo è un tròschi. Classico, paradigmatico, soddisfacente ogni requisito del tròschi. 

Ci si potrebbe chiedere, naturalmente, quale sia l'origine di questo curioso nome; alcuni potrebbero pensare a insoliti retaggi di comunismo in questa cosiddetta "regione rossa", con il nome di Leone Trotsky utilizzato in senso metaforico. Niente di tutto questo, anche se l'ipotesi sarebbe alquanto suggestiva. In realtà, l'origine del nome è assai più antica e risale probabilmente ai tempi degli Asburgo-Lorena, vale a dire i granduchi tedeschi che ressero la Toscana dopo la fine del casato de' Medici. Ho detto tedeschi: infatti, durante la dominazione lorenese, anche a Firenze furono introdotte le carrozze di grandi dimensioni che, in lingua tedesca, sono dette per l'appunto Drosche. La pronuncia sarebbe "dròsce"; però, da un lato, la "d" tedesca si pronuncia grosso modo come la "t" italiana (vedasi il "tetesko di Cermania"...) e, dall'altro, la grafia del termine deve aver influenzato la pronuncia. Insomma, il passaggio da Drosche a "tròschi" fu pressoché immediato. E il termine è sopravvissuto all'evoluzione tennològiha, passando per natura ad indicare il tròschi a motore.

venerdì 12 aprile 2013

Gli angeli del fango e la Prinz



Siamo qui, evidentemente, nei giorni immediatamente successivi all'alluvione del 4 novembre 1966; Firenze era invasa da decine di migliaia di tonnellate di fango maleodorante e oleoso che aveva invaso ogni cosa; fu allora che intervennero gli "angeli del fango". Così li chiamarono quasi subito, e così sono ancora ricordati: migliaia di ragazzi e ragazze da ogni parte del mondo che, spontaneamente (quasi come in un passaparola) vennero a Firenze per liberarla da tutto quell'immenso merdajo. Una generazione intera, e che generazione, iniziata nel fango dell'alluvione di Firenze: si dice, secondo me a ragione, che il '68 europeo sia in realtà cominciato in quel '66 a Firenze, e non sulle barricate parigine.

Ora, non che a me piacciano particolarmente gli "angeli"; è una definizione che puzza un po' troppo di sagrestia per i miei gusti, e questi non erano affatto esserini alati e incorporei, ma giovanotti e ragazze in carne ed ossa, con uno slancio (forse) irripetibile. L'alluvione di Firenze fu una delle prime occasione in cui si incontrarono, e la cosa funzionò parecchio meglio di Facebook ed attuali megacazzate del genere. Così, per quel che qui ci interessa "topicamente", può capitare di vederne un gruppo, infangato assai e con un ragazzo con un'irresistibile montura composta da stivali e pantaloncini corti, addossato a una Prinz del 1965 targata La Spezia. Vale a dire, allora, quasi nuova; come loro.

mercoledì 10 aprile 2013

Sottocasa, passato e futuro


Le tregge sottocasa sono state una componente importantissima del TB: per una strana alchimia del destino, la porzione dell'Isolotto dove abita si è sempre rivelata ricchissima di tregge, fino addirittura (in un paio di casi) nel cortile davanti all'uscio. Data l'attuale situazione, che sospetto perdurerà per parecchio tempo, le tregge sottocasa rappresenteranno una fonte ancor più primaria. Quelle a portata di piede (e di pedale, anche se in bicicletta -a rigore- si può andare a fare anche la Parigi-Roubaix); e questa Renault 4 aretina del 1983 (un'arzilla trentenne...) lo è sul serio, sottocasa: siamo a cinquanta metri da me, davanti al giornalaio (dove continuo a vederla, e sospetto quindi fortemente che sia del giornalaio stesso).

Passato e futuro sì; anche perché, accanto alla R4, si vede -e penso per l'ultima volta nel TB- la fedelissima Fiesta "di servizio" il cui uso mi è stato gentilmente concesso per parecchi anni e che, manco a dirlo, è stata la principale "protagonista" di questo blog, avendomi scarrozzato nei posti più improbabili di questa città e di altri posti. Un omaggio che le devo; e riprenderla proprio accanto ad un'altra treggia è, penso, il migliore che le possa fare. Ciao vecchia, ti auguro di fare almeno il doppio dei chilometri che già hai sul groppone!





Ma, tornando alla R4 aretina, la combinazione tra la radiosa giornata invernale (ce ne sono state quasi di più belle in inverno, di giornate, che in questa primavera finora schìfida...) e la non comune verniciatura blé scura produce il suo porco effetto. Ho avuto difficoltà a fare delle foto decenti dato il riverbero solare che si coglie particolarmente bene nella prima foto, quella con la Fiesta oramai consegnata alla storia del TB. Che splenda il sole anche sui tempi a venire.

Piadena (senza duo)



Qualcuno si ricorda il Duo di Piàdena, quello di Oh quant'è bella l'uva fogarina? Parecchi anni fa, in pieno "revival" del folk italiano (quando veniva ospitato persino a Canzonissima e al Festival di Sanremo...), riuscì ad entrare persino nella Hit Parade. Ora parrebbe impossibile, ma allora fu così; ad ogni modo vi rinfresco un po' la memoria:


Bene, ora almeno i miei coetanei cinquantenni o quasi se ne saranno senz'altro ricordati, anche per l'uso come "tormentone" che ne fu fatto da Arbore e Boncompagni in Alto Gradimento. Va bene, d'accordo; ma, vi chiederete forse, tutto questo che diavolo c'entra con le tregge e, nella fattispecie, con il T2 padovano camperizzato del 1973? Rispondo che questa foto, che oramai ha oltre un anno risalendo alla fine di marzo del 2012, è stata scattata proprio in quel di Piadena, provincia di Cremona. 

Che ci facevo a Piadena? Presto detto. Il sottoscritto, tipo di passioni e interessi uniti regolarmente dal filo della bizzarria, è anche un appassionato di musica e canti popolari; e perché il famoso "duo" fosse proprio di Piadena, è quasi logico  anche solo per chi conosce un po' l'ambiente: a Piadena si svolge ogni anno, infatti, una "tre giorni" di musica e canto popolare organizzata da una locale importante associazione (dalla quale emerse per l'appunto, molti e molti anni fa, anche il Duo che tanto successo ebbe). E così, in mezzo a cori, cantastorie e quant'altro, in quest'ambiente rurale (una vecchia e meravigliosa cascina della bassa cremonese dove ha sede l'Associazione) non ho mancato di fotografare anche il treggione camperizzato. Me lo aspettavo che ce ne fosse qualcuno: l'ambiente è propizio al reducismo degli anni '70, vi si vedono tizi che oramai son diventati "nonni dei fiori" (con tanto di figli e nipoti), le salamelle crepitano sulla brace, il vinaccio scorre a fiumi....e poteva mancare un T2? Impossibile! 

Käferexzellenz





Mi sono detto spesso che le tregge amano gli stessi precisi, identici luoghi, e che paiono esserne irresistibilmente attratte. Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai tregge diversissime, e a distanza di parecchio tempo l'una dall'altra, vengano colte esattamente nel medesimo posto (in questo caso addirittura davanti allo stesso albero). Mi era già capitato di fotografarne una proprio lì, una Fulvia coupé, ed in un giorno tristissimo; ora eccone un'altra, che mi ha fatto quasi emettere mugolii di piacere. Casualità, senz'altro; ma il Treggista Militante® è più incline ai ragionamenti cabbalistici, alle onde treggio-astrali, al "dio de' Bivi" e a quant'altro. Volendo, lo si potrebbe dire più immerso nel Medioevo che nella cosiddetta "modernità"; tutti noi Treggisti abbiamo un che di fuori dal tempo (e anche di balenìo dell'antimateria, per dirla con André Kaminski).


Qui, sinceramente, siamo alla Käferexzellenz. Forse vi domanderete il perché di questa fissazione del TB con la lingua tedesca; ma a parte il fatto che il Maggiolino è comunque una vettura tedesca (almeno di origine), sostengo che questa lingua si adatta orrendamente bene alle definizioni concise e impressive. Dire "Eccellenza dei Maggiolini" non è, francamente, la stessa cosa. Käferexzellenz sia, dunque, per questo esemplare davvero meraviglioso. Il Treggista Militante® è parecchio sensibile anche agli accostamenti cromatici, ed il corpo giallo canarino su blocchi parafanghi neri è, almeno per me, uno dei più belli (oltre a rendere la vettura visibile quanto un mezzo di soccorso, aumentando quindi la sua sicurezza). Davanti a un Maggiolino conciato così, si passa sopra a tutto, anche alla ritargatura dei primi anni '90 (del 1991 per l'esattezza; comunque, a pensarci bene, son già ventidue anni). Si passa sopra anche al fatto che pure la livrea non sarà senz'altro quella originale; ma onore a chi la ha concepita e realizzata. Certo, i detrattori non manccheranno e non mancherà neppure chi la paragona all'Ape Maia; ma non ci curerem di loro, guarderemo e passeremo. Da qualche giorno rigorosamente a piedi.

domenica 7 aprile 2013

La bella Isabella (si vende a 18 euri)





Ributtandosi a capofitto nel Treggismo Militante® (ancora più militante che mai, direi!), eccoci a questo capolavoro fattomi pervenire, ovviamente, da Fabrizio, l'apostolo delle Tregge Genovesi. E qui, inutile dirlo, siamo veramente al Sublime (si noti l'iniziale majuscola). Per presentare questa vettura, lasciamo quindi la parola a Fabrizio stesso che spiega anche il perché del titolo; mi spiace però togliervi l'illusione che a Genova esista una bella figliuola che si concede ad un prezzo così modico...

"Ciao Riccardo. Circa un mese fa un amico, mio omonimo, mi ha segnalato via sms la presenza di una Borgward Isabella parcheggiata in Corso Carbonara nei pressi del suo luogo di lavoro. Sempre lui mi indicò in passato lo stato di abbandono nella stessa via di una Fiat 2300 Ghia grigio topo poi scomparsa e da te inserita nel blog. Bene, solo oggi dopo svariate vicissitudini di salute sono riuscito a passare in loco quasi certo di trovarvi questa rarissima autovettura. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalle condizioni della la treggia. E' del 1959 ed è una versione Limousine. Non ho potuto evitare di fare una foto anche all' ultra quarantennale adesivo del Touring Club Italiano.


Scartabellando su Google immagini ho poi scoperto che proprio questa Isabella è in vendita (vedi "autobelle.it") al prezzo di 18 euro! Ovviamente si tratta di un errore di scrittura, però la cosa fa sorridere lo stesso. Suppongo che tu conosca già questo marchio tedesco ormai inesistente. Io la prima volta che lo sentìi nominare fu grazie ad un altro amico treggista ben prima di noi che ne fotografò una di colore scuro a Genova  nei primi anni 90. La targa mi pare non fosse però di questa città. Inoltre sempre tempo addietro mi capitò di incrociare per una frazione di secondo nel traffico cittadino un carro attrezzi trainante lo stesso tipo di automobile di colore grigio.



Conoscevo effettivamente la Borgward, o meglio proprio la Borgward Isabella; ma non ne avevo proprio mai vista una "su strada", seppure indirettamente e con una targa italiana. "Isabella" è, fra le altre cose, uno dei miei nomi di donna preferiti, uno di quelli che senz'altro avrei considerato di scegliere se avessi mai avuto una figlia; ma poiché questo argomento è definitivamente chiuso, mi tengo pur sempre il piacere che questo nome mi dà, anche come semplice sensazione uditiva. Figuriamoci quindi per la bella treggia Isabella della casa produttrice tedesca scomparsa negli anni '60 per bancarotta.


 E bella, nulla da dire, lo è sul serio; un altro esempio, tra le altre cose, della figura immensa che una vettura del genere, coi suoi cinquantaquattro anni, fa accanto al solito, banale "SUV" da buzzurri indebitati del XXI secolo. Davvero non mi resta che abbracciare idealmente Fabrizio ed il suo amico che gliel'ha segnalata in Corso Carbonara (sarà un corso a base di uova e guanciale di maiale...?)