Da qualche tempo si sono accorti che, su certi modelli di autovetture (non necessariamente "tregge" in senso proprio), ci stanno parecchio bene le care, vecchie targhe bianconere quadrate; così, con qualche decreto ministeriale o roba del genere, ne hanno di nuovo autorizzato la produzione e l'installazione, ovviamente con precise limitazioni e a totale volontà e spesa del proprietario. In pratica, chi si ritrova un'auto d'epoca reimmatricolata con una targa successiva al 1975 (vale a dire dei tipi arancio-bianco-nero, con sfondo bianco e alfanumerica attuale), può richiedere, per motivi estetico-storici, che l'immatricolazione corrente sia riprodotta su un supporto "tradizionale", vale a dire la targa quadrata. La cosa ha anche, sembra, un valore economico: un modello ritargato con i supporti più recenti può perdere parecchio del suo valore commerciale, dato che il posteriore era adattato alla targa quadrata e un diverso tipo ne rovina l'aspetto. E' il caso di questa Alfa Romeo GT 1300 Spider, la cui (re)immatricolazione è in realtà del 1987; e una cosa che salta immediatamente all'occhio è la mancanza, tra la sigla e la prima cifra, dell'emblema della Repubblica Italiana. Le targhe quadrate "replicanti" sono autorizzate, ma sono di produzione privata e quindi non posso fregiarsi dell'emblema dello stato. Insomma, inutile girarci attorno: sono farlocche, e farlocche resteranno. Ma se ne comincia a vedere un bel po' (ne abbiamo diversi altri esempi anche nel TB).
venerdì 10 febbraio 2012
giovedì 9 febbraio 2012
Il ritorno dell'Ami 8
A una Citroën Ami 8 (berlina) è legato un episodio importante del TB; si capirà quindi perché mi fa sempre molto piacere ribeccarne una, e non soltanto perché ha fatto parte delle "mie" autovetture personali. Questa qui, familiare, è del 1970. Nel modello familiare si apprezza ancor di più, secondo me, l'autentica stranezza del suo aspetto esteriore: è il look, inconfondibile, delle "francesi profonde". Qui non ci sono mezzi termini: le francesi o le si amano, o le si odiano. Amour ou haine. Io, ad esempio, le ho sempre amate profondamente, sia perché avevano un carattere, sia perché detestavo (e detesto tuttora) l'italico nazionalismino in fatto di "auto dalla bella linea"; inoltre, probabilmente, c'erano componenti "extra-automobilistiche" delle quali non è il caso di parlare qui. Peu importe; il fatto è che proprio le auto francesi più bislacche (si pensi non solo alla R4 o alla 2CV, ma anche alla Dauphine, alla R6, alla Simca 1000...) hanno fatto la storia e sono diventate dei miti automobilistici. Ça sent si bon, la France, anche quando l'odore non era quello del pane fresco alla domenica mattina, ma quello delle barricate d'un certo maggio. Non mi riesce immaginarmele, quelle barricate, a bordo di una 1100 (citazione non a caso).
mercoledì 8 febbraio 2012
Le avvventure di INSCO a Milano
Sulle trasferte del nostro amatissimo & biondissimo INSCO si potrebbero scrivere parecchi libri, sicuramente più di successo -che so io- dell'autobiografia del pallonaro De Canio o delle ultime ricette di Antonella Clerici. Dove lo trovate uno che, in piena Teheran e coi suoi biondi e lunghi capelli all'aria, viene scambiato per una donna senza chador e rischia d'essere arrestato e, forse, fucilato sul posto dai simpatici bassigi, o pasdarân, o che diavolo sarân in quel cazzo d'Irân? E dove uno che, nello stesso Iran (paese nel quale, secondo la sua stessa testimonianza, l'omosessualità si taglia a fette), viene concupito a ripetizione per farsi foto assieme a bei ragazzi del posto (foto vestite, sia ben chiaro!). Bah! Comunque sia, le trasferte INSCO non le fa solo in Iran, nell'Assurdistan e nella Transnerchia del Sudovest; a volte, perlopiù per lavoro, si reca anche in posti più selvaggi di quelli, tipo ad esempio Milano. E poiché oramai da alcun tempo INSCO s'è scoperto treggista (e, debbo dire, con la sua bravura fotografica sarebbe un treggista di prim'ordine se vi si dedicasse in pianta stabile), soltanto lui poteva scovare a Milano una Fiat 1100 TV degli ultimi anni '50 (o dei primi anni '60) targata Palemmo. O meglio: ritargata Palermo, ohimé. Malefiche reimmatricolazioni!
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Fiat 1100,
Tregge Extraterritoriali (Piacenza esclusa)
Il 13 settembre 1946

Mark B. è un ragazzo preciso, ma conciso assai. Mentre il qui presente tende spesso a...romanzare (e questa, però, è una caratteristica ben precisa del TB; forse la sua principale, perché abbinare da quasi tre anni una storia qualsiasi a un'autovettura non è, credetemi, per nulla semplice!), Mark si attiene, nelle sue poche righe, alle notizie essenziali. Ciò non toglie che tali notizie essenziali non la facciano comunque immaginare, una storia; e che storia. Prendiamo ad esempio questa Balilla e lasciamo la parola al diretto interessato:
"La cercavo da 20 anni e cioè da quando la intravidi in un garage di via Ghibellina. Era tutta polverosa ma anche rosa dalla ruggine. Ritrovarla oggi in piena forma .... non ha prezzo. Per la cronaca , la macchina è del 37 ( è stata targata targa GE e poi AR) , la targa attuale è del 13 Settembre 1946."
Ecco, immaginatevi uno che intravede una macchina vent'anni fa in un garage, e la cerca per ogni dove. Vent'anni di occhi all'erta, dovunque si passi, e mentre la vita scorre con tutti i suoi fatti, le sue persone, le sue cose; i treggisti mica sono alieni o pazzi, sono persone normalissime con una data passionaccia, un po' bislacca (senz'altro) ma una passione vera ha da essere bizzarra, son buoni tutti a fare il solito bricolage del cavolo. Alla fine la trova, esercitando peraltro una pazienza e una speranza quotidiana assolutamente incrollabili. Ne so qualcosa, ad esempio da quando ho intravisto da un benzinaio in via Aretina una vettura del genere (forse una Fiat 509) targata FI 28... e qualcosa (a cinque cifre, eh!) e che non ho potuto fotografare perché ero lanciato a sirena con un trasporto urgente di sangue; è successo oltre due anni fa, e da due anni non smetto di cercarla. Me ne mancano diciotto, ma la ribeccherò da qualche parte. Sta scritto nel Tao-te-Tregg'. Intanto, il 13 settembre 1946, vale a dire quasi 66 anni fa, veniva emessa questa "ritarga", che Mark ha fotografato anche nel dettaglio:

E arrivederci, chissà, tra un'altra ventina d'anni!
"La cercavo da 20 anni e cioè da quando la intravidi in un garage di via Ghibellina. Era tutta polverosa ma anche rosa dalla ruggine. Ritrovarla oggi in piena forma .... non ha prezzo. Per la cronaca , la macchina è del 37 ( è stata targata targa GE e poi AR) , la targa attuale è del 13 Settembre 1946."
Ecco, immaginatevi uno che intravede una macchina vent'anni fa in un garage, e la cerca per ogni dove. Vent'anni di occhi all'erta, dovunque si passi, e mentre la vita scorre con tutti i suoi fatti, le sue persone, le sue cose; i treggisti mica sono alieni o pazzi, sono persone normalissime con una data passionaccia, un po' bislacca (senz'altro) ma una passione vera ha da essere bizzarra, son buoni tutti a fare il solito bricolage del cavolo. Alla fine la trova, esercitando peraltro una pazienza e una speranza quotidiana assolutamente incrollabili. Ne so qualcosa, ad esempio da quando ho intravisto da un benzinaio in via Aretina una vettura del genere (forse una Fiat 509) targata FI 28... e qualcosa (a cinque cifre, eh!) e che non ho potuto fotografare perché ero lanciato a sirena con un trasporto urgente di sangue; è successo oltre due anni fa, e da due anni non smetto di cercarla. Me ne mancano diciotto, ma la ribeccherò da qualche parte. Sta scritto nel Tao-te-Tregg'. Intanto, il 13 settembre 1946, vale a dire quasi 66 anni fa, veniva emessa questa "ritarga", che Mark ha fotografato anche nel dettaglio:

E arrivederci, chissà, tra un'altra ventina d'anni!
Mi s'era congelato il blog
Prosegue imperterrita l'ondata di gelo siberiano, e non accenna anzi a passare. Dovrà pur farlo; nell'attesa, il vostro Treggista Preferito® constata un po' con piacere e un po' con divertita sufficienza che anche un "gran giornalone" come Repubblica ha scoperto le 500 innevate, pubblicando un copioso "reportage" fotografico scattato ovviamente dopo la gran nevicata romano-alemannica. Tse', arrivata seconda; e chissà che...mah! Non dico altro.
Ma poiché, a noi, di Repubblica ce ne importa il giusto (cioè poco poco), proseguiamo con le tregge ghiacciate di questi infausti giorni di febbraio, proponendo questa Alfa Romeo Giulia Super 1300 del 1975, bella nonostante il colore altrettanto infausto del clima (lillà chiaro?). Siamo nell'ultima fase della Giulia, quella coi doppi fari anteriori e la mascherina nera; la produzione cesserà definitivamente nel 1977. Come curiosità si può ricordare che la prima targa dotata di lettera in Italia, ovvero la mitica MI A00000 (la targa preferita dai gatti di tutto il mondo!) fu attribuita, il 7 aprile 1965, proprio a una Giulia (per l'esattezza, una Giulia TI di colore nero). Ne è rimasta un'immagine, purtroppo della sola targa (non visibile, cioè, sull'interezza del corpo della vettura):

Ma poiché, a noi, di Repubblica ce ne importa il giusto (cioè poco poco), proseguiamo con le tregge ghiacciate di questi infausti giorni di febbraio, proponendo questa Alfa Romeo Giulia Super 1300 del 1975, bella nonostante il colore altrettanto infausto del clima (lillà chiaro?). Siamo nell'ultima fase della Giulia, quella coi doppi fari anteriori e la mascherina nera; la produzione cesserà definitivamente nel 1977. Come curiosità si può ricordare che la prima targa dotata di lettera in Italia, ovvero la mitica MI A00000 (la targa preferita dai gatti di tutto il mondo!) fu attribuita, il 7 aprile 1965, proprio a una Giulia (per l'esattezza, una Giulia TI di colore nero). Ne è rimasta un'immagine, purtroppo della sola targa (non visibile, cioè, sull'interezza del corpo della vettura):

sabato 4 febbraio 2012
Roma chiama, Firenze risponde
Oh, aspettate! Però un Mezzosacco innevato, seppur con una spruzzata rispetto al quasi seppellimento romano, ce lo avevo anch'io! Beh, con tutti questi innevamenti treggistici ci starà comunque bene, considerata anche la sua curiosa targa savonese (del 1969). Colgo l'occasione: se qualcun altro ha, in questi giorni, occasione di fotografare tregge colpite da candida intemperie, non esiti a mandarmele. La nevicata del '12 su macchine sí pure del '12, ma del secolo scorso!
La nevicata del '12
A Roma si ricordano ancora della famosa nevicata del '56, che ha fornito anche lo spunto per una canzone di Francesco De Gregori. Ma quella di ieri, 3 febbraio 2012, rischia non dico di eclissarla ma perlomeno di pareggiarla. Se ne parlerà, credo, a lungo; e, poi, diciamo francamente che gli anni d'inizio secolo, declinati con le ultime due cifre, hanno un fascino sonoro particolare. Dire "la nevicata del '12", per chi l'ha vista e vissuta, sarà un modo per stabilire una specie di mito nei lontani anni a venire, quelli degli immancabili nipoti.
Il TB è, fondamentalmente, un registratore di stagioni, un diario condotto attraverso vecchie automobili; e anche Cristina la Meharista lo sa benissimo e ha capito alla perfezione il Wettergeist che ne è alla base. Lo spirito del tempo, sí, ma del tempo atmosferico, del variare delle condizioni, degli anticipi e delle ricadute. Confesso che, sin dall'inizio del blog, uno dei miei intenti era proprio questo; ma, del resto, è qualcosa che si intuisce ben facilmente frequentandolo. Usualmente la Treggia sta all'aperto, e le sue stesse condizioni dipendono in gran parte dal tempo che fa; d'inverno ce ne sono di meno, di primavera rispuntano come i fiori e le foglie, d'estate rigogliano e d'autunno s'incamminano meste verso la brutta stagione. Impossibile separare le Tregge dal tempo che fa, che peraltro è un argomento bellissimo e complesso di cui parlare e disquisire. Gl'inglesi ne sono maestri, e in questo caso hanno pienamente ragione.
Dunque, poteva Cristina non documentare immediatamente la nevicata che si è abbattuta poco fa sull'Vrbe? Documentarla treggisticamente, dato che è già storica? O non vorrete mica che sul TB ci dedichiamo a cose volgari come Gianni Alemanno, no? La nevicata del '12 è colta da Cristina con questa poetica foto che rappresenta una 500, il prediletto Mezzosacco, innevata a puntino. Dorme il gatto alla grossa, sul letto; anche qui minaccia di nuovo neve e la primavera non danza affatto. Ma queste sono le stagioni, e questa la vita.
Il TB è, fondamentalmente, un registratore di stagioni, un diario condotto attraverso vecchie automobili; e anche Cristina la Meharista lo sa benissimo e ha capito alla perfezione il Wettergeist che ne è alla base. Lo spirito del tempo, sí, ma del tempo atmosferico, del variare delle condizioni, degli anticipi e delle ricadute. Confesso che, sin dall'inizio del blog, uno dei miei intenti era proprio questo; ma, del resto, è qualcosa che si intuisce ben facilmente frequentandolo. Usualmente la Treggia sta all'aperto, e le sue stesse condizioni dipendono in gran parte dal tempo che fa; d'inverno ce ne sono di meno, di primavera rispuntano come i fiori e le foglie, d'estate rigogliano e d'autunno s'incamminano meste verso la brutta stagione. Impossibile separare le Tregge dal tempo che fa, che peraltro è un argomento bellissimo e complesso di cui parlare e disquisire. Gl'inglesi ne sono maestri, e in questo caso hanno pienamente ragione.
Dunque, poteva Cristina non documentare immediatamente la nevicata che si è abbattuta poco fa sull'Vrbe? Documentarla treggisticamente, dato che è già storica? O non vorrete mica che sul TB ci dedichiamo a cose volgari come Gianni Alemanno, no? La nevicata del '12 è colta da Cristina con questa poetica foto che rappresenta una 500, il prediletto Mezzosacco, innevata a puntino. Dorme il gatto alla grossa, sul letto; anche qui minaccia di nuovo neve e la primavera non danza affatto. Ma queste sono le stagioni, e questa la vita.
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