giovedì 7 aprile 2011

Il carrozziere di Figline (3): Thing in progress



Il lavoro del carrozziere, come detto, necessita di una pazienza stratosferica; quando poi il carrozziere giunge a una certa età e ha oramai rimesso in sesto tutte le esigenze quotidiane dei clienti che gli si rivolgono per aggiustare le clìe, le grandipunte e i sùvvi, può dedicarsi ai balocchi e mettere la sua arte (per me di arte si tratta) al servizio del Treggismo Militante®, quello duro e puro, senza compromessi. Il vecchio carrozziere è un alleato naturale del Treggista, e in questo blog se ne sono già visti numerosi esempi.

Per esempio, il nostro Carrozziere di Figline si sta dedicando tibetanamente al restauro di questa cosa qui. Lì per lì, quando me la sono trovata davanti (o meglio, quando mi sono trovato davanti la scocca gnùda & crùda sistemata sui supporti di lavoro), la prima impressione è stata che, da buon nonno qual sicuramente è, il carrozziere stesse fabbricando un'automobilona a pedali per i nipotini. Il carrozziere, vistomi grattar la pera, mi si è avvicinato e, con aria quasi di sfida, mi ha chiesto: Secondo lei questa cos'è? Silenzio perfetto. No, non avevo proprio la benché minima idea di che cosa fosse quella specie di macchininona che mi ricordava anche i modelli in plastica della Norev con cui giocavo da bambino alluvionandoli in vasca da bagno e divertendomi anche a catapultarli col pisellino. Dopo qualche interminabile secondo di silenzio, e visto il perdurare della mia aria interrogativa (ma stavo per rispondergli: "La 113 di Topolino!"), il carrozziere ha finalmente sciolto il mistero: si tratta della scocca di una Fiat 500 spàide, vale a dire di uno di quei simil-spaiderini che negli anni '50 e '6o venivano a volte prodotti a partire dalle utilitarie. Ma, ovviamente, non me la sento di inserirla tra le Cinquecento; sta perfettamente nelle Cose perché è una cosa in corso di lavorazione, una Thing in progress che, probabilmente, rimarrà thing anche quando i lavori saranno terminati.

Naturalmente il carrozziere ha tenuto a dirmi che "ne esistono solo cinque o sei esemplari"; pur credendo ciecamente alla cosa, debbo dire che questa è una delle più tipiche affermazioni dei carrozzieri e dei meccanici che restaurano tregge & affini. In ogni carrozzeria del genere c'è sempre qualcosa di cui "esistono solo cinque o sei esemplari", ed è davvero very carrozzery. Giuro che, anche se sapessi che di una data cosa in restauro di esemplari ne esistessero ancora sette o otto, o addirittura nove o dieci, tacerei rigorosamente. Cinque o sei sono, e cinque o sei debbon restare. Sono un Treggista, e come tale non amo distruggere le illusioni di chicchessia: e questo sia ben chiaro!

Il carrozziere di Figline (2): Non è tutt'oro...




Scrivere qualcosa di appena decente su una 500 sta diventando un'impresa epica; quando poi si comincia a ricorrere ai proverbi e ai modi dire, vuol dire che si è quasi alla frutta. Eppure, nonostante tutti i proclami, come sarebbe possibile rinunciare ai Cinquini? Prendiamo ad esempio questo qui, che è del 1966 e che a Figline deve avere pure lui avuto qualche disavventura con l'alluvione: non sarà senz'altro tutt'oro quel che riluce (eccolo il proverbio!), ma lui riluce sul serio con quel suo colorino che forse sarebbe più opportuno chiamare da crème caramel. E a questo punto la finisco qui, perché stavo per partire con l'usuale pappardella sui colori delle autovetture, eccetera eccetera; e per i prossimi Cinquini dio solo sa cosa mi toccherà inventare!

mercoledì 6 aprile 2011

Il carrozziere di Figline: (1) Bianchina, e non solo





Intro - Ogni anno, all'inizio della primavera, fioriscono i Carrozzieri. L'anno scorso toccò a quello di Pontenure, vicino a Piacenza, quest'anno, invece, siamo più vicini a casa, e più precisamente nella storica cittadina di Figline Valdarno. I carrozzieri, come è noto, allignano prevalentemente nelle periferie cittadine e ne' centri minori; questi ultimi, in particolare, presentano sovente caratteristiche ancora pienamente artigianali, con titolari e maestranze che si dedicano a lavori che farebbero impallidire un frate certosino (sempre che ce ne siano ancora, di trappisti e cistercensi). Ma siccome a noialtri Treggisti Militanti importa relativamente poco dei certosini (a meno che non si spostino su un furgone del 1951 o roba del genere, il che s'addirebbe peraltro non poco alla severa regola cluniacense), sarà meglio concentrarsi sui carrozzieri che, come in questo caso, riservano sorprese mozzafiato. I prossimi post saranno dedicati a quest'officina presso la quale mi sono fermato per puro caso, al ritorno da un trasporto sanitario presso il locale ospedale. Un luogo che non mi suscita ricordi piacevoli per questioni assolutamente personali, sebbene oramai lontane nel tempo; ma il carrozziere figlinese mi ha un po' riconciliato con la sua cittadina, assieme ad un certo olietto extravergine colà prodotto e che mi è stato ammannito a sufficienza da chi lo produce.

La Bianchina dà fuoco alle polveri del Carrozziere Figlinese; il quale, come si vedrà meglio nei prossimi post, è specializzato in Cinquini di ogni epoca e d'ogni più bizzarro colore. Bianchina? Non solo; meglio sarebbe definirla Bianchina e Rossina, questa Autobianchi Bianchina Panoramica "DOC" a cavallo tra il 1963 e il 1964; un'altra treggia, insomma, che ha la mia età. Recentemente rimessa a posto in ogni suo millimetro quadrato dalle pazienti e sapienti mani del carrozziere (ed è bene ricordare che, nonostante la specializzazione, ogni carrozziere di vecchio stampo sa fare anche il meccanico e l'elettrauto, così come ogni meccanico e ogni elettrauto della medesima scuola sa fare anche il carrozziere). Dev'essere sicuramente la vettura-bandiera della carrozzeria in questione, perché nel piccolo ufficio interno ci sono fior di foto dei raduni (generalistici e specificamente dedicati alle Bianchine) cui ha partecipato. Una vera e propria delizia degli occhi, coi suoi due colori che già da soli fanno un'epoca; ma dove si vedono ancora cose del genere? Dulcis in fundo, anche una targa cui manca un étte per essere particolare. Come dire: dopo aver convenientemente spiegato a tutta la carrozzeria che non s'era fatto male nessuno (ero piombato dentro con un'ambulanza, è bene ricordarlo), sono rimasto là per mezz'ora a saltellare, dimenticandomi colpevolmente del povero volontario che mi stava accompagnando, e che se ne stava buono buono...

sabato 2 aprile 2011

San Tiddùe da Fiorenza






Premessa - Si stava, sí, inserendo il post, ma è successo un accidente di non poco conto: il PC ha dato forfait, e giù di corsa o quasi a comprarne uno nuovo nell'attesa di salvare perlomeno i dati di quello vecchio. La cosa interessa da vicino il TB: nel vecchio PC ci sono decine e decine di tregge, e perderle mi farebbe parecchio dispiacere (ad esempio, quelle ancora da inserire della "Firenze-Fiesole" del 2010 e quelle Genovesi speditemi da Fabrizio; a tale riguardo, se la riparazione andasse male, dovrà star pronto a rimandarmele tutte quante coi suoi "megaupload"...). Per fortuna, le mie tregge "personali" erano ancora tutte nella Kodak e le ho riscaricate prontamente; ma questo spiega perché il TB non sia stato più aggiornato da qualche giorno (mi si scusi il bisticcio). Insomma, nell'attesa di ricuperare tutto quanto, tiremm innanz, e andiamo finalmente a scoprire perché quello sopra è un "San Tiddùe". La cosa, lo so, avrà lasciato tutti quanti in fremente trepidazione...
Proprio bello, eh, questo T2 multicolore del 1968! Annus perfectus per un mezzo del genere, che del '68 ha tutto l'aspetto e tutte le suggestioni. Anche, palesemente, un protocamper di quando ancora, probabilmente, i camper non si chiamavano ancora così (chi li chiamava "casa-furgone", chi semplicemente "roulotte"...); insomma, tutta un'epoca presa al volo in trafficatissimo viale fiorentino, anzi forse il più trafficato in assoluto; quello delle classiche telefonate a casa del tipo: Oh, sono bloccato nel viale X, arrivo tardi! Però questo Transporter ha un'altra e ben più saliente caratteristica, che purtroppo non è possibile vedere nelle foto; ci ho provato, ma aveva naturalmente i finestrini chiusi e il riverbero del sole ha reso inutile la fotografia. Del cruscotto, precisamente. Questo, cari Treggiablogghisti, è un Tiddùe pio & devoto; altro che sessantotto! Su uno degli elementi del cruscotto, infatti, è stato sistemato un clamoroso crocifissone, di quelli che non si vedono nemmeno nel pulmino delle monache (le quali, peraltro, hanno utilizzato spesso e volentieri il T1, il T2 e tutti i "T" possibili e immaginabili). Lungi da me, naturalmente, ironizzare sulla cosa; oh, siamo di fronte a un mezzo che ha 43 anni, e il Salvatore lo deve aver protetto davvero alla grande!

giovedì 31 marzo 2011

Redhair'd Juliet




Da pochi giorni, i gommai (a Firenze si dice gommai laddove nel resto d'Italia si dice gommisti; e uno dei compiti precisi del TB è far intendere che il fiorentino parlato non è per nulla "uguale" all'italiano letterario) sono entrati nell'Olimpo dei Benemeriti; non fosse stato per un provvidenziale gommaio, questa meraviglia qui l'avrei persa nonostante lo spericolato inseguimento in cui mi ero lanciato. Non ci sarebbe stato niente da fare: tra me e questa Giulietta Sprint del 1960 si erano frapposte un paio di macchine; e una delle leggi del Murphytreggista dice che, quando tra te e la Treggia si mettono del mezzo delle macchine, sono sempre guidate o da ottantacinquenni a venti all'ora, o da mammine col bambino. Tanto per confermare la cosa, tra me e la Giulietta c'erano sia l'ottantacinquenne, sia la mammina col bambino; tutte brave persone che non sapevano quali maledizioni bibliche si stavano abbattendo in quel momento sulle loro teste; in confronto, quella che Noè gnudo e briaco rivolse al figlio Cam (una delle più note definizioni delle parole crociate: "Maledì Cam", la cui soluzione non è però "marito beccato dalla moglie a videochattare con una tizia") è una barzellettina da Famiglia Cristiana. Tutto questo, se la Giulietta, a un certo punto, non avesse deciso di entrare dentro a un gommaio; ed allora le maledizioni si sono trasformate in grida di giubilo e lodi all'Altissimo (ovviamente, nel mio caso, si tratta di Dino Meneghin). Insomma, eccola qui. Con tanto di dettagli da treggista provetto, come ad esempio la storica targhetta di Bertone:


Oppure l'interno:


Oppure ancora (dettaglio che fa molto Fabrizio da Genova), questi stupefacenti adesivi da Socio Aci 1967/68 e Touring Club 1969:


Eh sì, Redhair'd Juliet; chissà perché mai, davanti a una macchina del genere viene a mente sempre Shakespeare e non Leone di Lernia. E non voglio terminare senza un altro paio di pose, ci voglio proprio mettere tutte quelle che ho preso:




mercoledì 30 marzo 2011

Primavera elbana (9): Tamarritudine finale




E siamo all'ennesimo arrivederci elbano, che stavolta si esplica con un perfetto, lampante, emblematico esempio di tamarritudine applicata in questo caso a una possente Biemmevù bresciana. In un eventuale corso di treggiologia tamarra, questo esemplare sarebbe veramente oggetto di analisi e di studio: aggressività esagerata, paraurti, cerchioni e tetto rossi, carenature, bandiera!

lunedì 28 marzo 2011

Primavera elbana (8): A Sant'Ilario presso San Piero





È un'Errequattro molto carina
a Sant'Ilario nella piazzina;
fa' attenzione a entrarci dentro
perché sfondato è il pavimento.
E quando piove stai circospetto
ché ci ha otto buchi tutti sul tetto,
e se ti scappa da far pipì
tu la po' fare preciso lì.
Però gli è bella, bella davvero
a Sant'Ilario presso San Piero,
però gli è bella, bella davvero
a Sant'Ilario presso San Piero.

So che, da stasera, gli spiriti di:

Vinicius de Moraes
Sergio Endrigo
Sergio Bardotti

verranno a tirarmi le lenzuola.
Però a bordo di una R4!