Al quinto o sesto allerta meteo ricevuto dalla Protezione Civile, ho deciso di continuare con le tregge cubane. È una rivoluzionaria forma di protesta nei confronti di questo inverno veramente di merda, che lo si sappia. Qui non mi sia neppure chiesto di che automezzi si tratta, siamo evidentemente di fronte a due veicoli alieni atterrati su Cuba; seguendo una cosa che andava parecchio di moda anni e anni fa, saranno stati dirottati. Credo purtuttavia che non si siano trovati male sull'isola caraibica, invece di proseguire per le loro rotte siderali...ok, d'accordo, basta con le celie. Il fatto è che mi spiace parecchio di non essere particolarmente esperto di autoveicoli americani degli anni '40 e '50, a parte i principali. Ad esempio, che cosa diavolo sia davvero quella specie di minibus verde targato BOY 1295 mi piacerebbe molto saperlo. L'autovettura è, francamente, splendida. Contrariamente alla vulgata italica, in generale apprezzo molto le esagerate e mastodontiche automobili americane classiche; le trovo in generale bellissime. E mi piace che, in massima parte, si siano conservate proprio a Cuba; l'UNESCO dovrebbe considerare seriamente di nominare il patrimonio automobilistico cubano come world heritage.
sabato 4 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
Cafeteras de la Revolución (4)
Ecco, ya basta. Di poli, geli, nevi, diàcci e pinguini se n'avrebbe già parecchio abbastanza; e, allora, il TB ricomincia a spostarsi un po' in paesi tropicali, bollenti, dove si va sempre sbracciati e dove l'unico ghiaccio che si vede è quello nei bicchieri. Cuba, isla de la Revolución! Già nel vedere queste foto che sanno di sole, si scaldano il cuore e l'anima; senonché la vettura raffiguratavi si torna all'improvviso a latitudini poco rassicuranti. Con la Moskvich avevamo già avuto a che fare in Nagorno-Karabakh (indovinate grazie a chi...); ora la ritroviamo all'Avana. Peraltro, due esemplari che se ne stanno belli belli a crogiolarsi al sole, nonostante il nome moscovita. Chiamali stupidi! Poi la macchina sarà anche un prodigio di bruttezza (e di robustezza, a quanto pare; e falla pure essere fragile...); però il sole e il colore impareggiabile la rendono molto più bella di una Rolls Royce in Finlandia, lo devo proprio dire. Senza contare che, a noi, delle Rolls Royce in Finlandia non ce ne importa uno schettino, mentre di qualsiasi treggia cuban-sgarrupata ci importa moltissimo...!
Snowporter
Un'immagine che rischia di diventare consueta in questi giorni gelati e nevosi: nonostante il qui presente sia decisamente un amante dell'estate e dei quaranta gradi all'ombra, non posso negare che la treggia innevata non abbia un certo suo qual fascino. A far le spese dell'ondata siberiana di questi primi di febbraio è qui un Transporter, peraltro veramente sontuoso e cromaticamente splendido. L'anno di immatricolazione non sto a dirvelo: se seguite attentamente il TB saprete determinarlo da soli e con estrema facilità. Guardate con quanta altera grazia questo automezzo reca la sua spruzzata di neve, in attesa che la sua carrozzeria cuocia al sole di una bella stagione che sembra, ohimè, lontanissima.
Compagni Caramba, presenti!
Con questa foto, il TB osa spingersi nelle perigliose lande dell'illegalità poiché immagino che non sia propriamente consentito fotografare mezzi militari, e in particolare dell'Arma de' Carabinieri. Addirittura una targa, poi; ma l'occasione era troppo ghiotta, addirittura imperdibile. Un automezzo della Benemerita targato CCCP non si vede tutti i giorni, manco fosse l'Armata Rossa! Se lo sapessero i vertici, che un mezzo gira targato come gli sporchi komunisti!
Colgo l'occasione. In Italia, ovviamente, tutti leggono cicciccippì. In realtà bisognerebbe leggere esse-esse-esse-erre; la sigla, indicando l'Unione Sovietica, era ovviamente in lingua russa e in alfabeto cirillico, e suona esattamente: Союз Советских Социалистических Республик, Sojuz Sovetskix Socialističeskix Respublik. Sono ben conscio che questo potrebbe anche essere l'ultimo post del TB, almeno per un lungo periodo, ma non abbiate timore: tornerò, dopo aver fotografato le tregge che si trovano all'interno delle patrie galere. E ce ne devono essere di mica male!
Colgo l'occasione. In Italia, ovviamente, tutti leggono cicciccippì. In realtà bisognerebbe leggere esse-esse-esse-erre; la sigla, indicando l'Unione Sovietica, era ovviamente in lingua russa e in alfabeto cirillico, e suona esattamente: Союз Советских Социалистических Республик, Sojuz Sovetskix Socialističeskix Respublik. Sono ben conscio che questo potrebbe anche essere l'ultimo post del TB, almeno per un lungo periodo, ma non abbiate timore: tornerò, dopo aver fotografato le tregge che si trovano all'interno delle patrie galere. E ce ne devono essere di mica male!
giovedì 2 febbraio 2012
Tra le Ottocentocinquàntidi



Con questo mese di febbraio sono ricominciati, lo avrete ben notato, gli inserimenti dei Collaboratori del TB. "Collaboratori" è, ci tengo a dirlo, un termine estremamente di comodo; in realtà intendo il loro rapporto col TB come del tutto paritario. Almeno fin quando non decideranno di aprire un blog per conto loro, il TB è pienamente loro e possono farne ciò che vogliono; il qui presente si limita ad inserire le foto ed un commento più o meno sensato (ma se desiderassero spedirmi anche il commento già fatto, andrebbe benissimo). La cosa è particolarmente evidente nel caso di Mark B. e delle sue tregge stupefacenti: se non erro, mi sembra che una volta mi abbia detto di avere scattato parecchie migliaia di fotografie, un autentico patrimonio che questo blog riesce a documentare soltanto in minima parte; e lo stesso vale, ad esempio, per Fabrizio e per le sue tregge genovesi (che presto rivedrete in abbondanza), per i Caporniani e per tutti coloro che hanno trovato nel TB un "outlet" seppur forzatamente imperfetto.
Assieme a Mark B., ci spostiamo oggi nel magico e particolare mondo delle Ottocentocinqùantidi, vale a dire i "modelli speciali" derivati dalla Fiat 850. Negli anni '60 e '70 era una costante: sul modello-base di grande successo e di enorme diffusione, prodotto dalla grande casa automobilistica, una pletora di piccole case produttrici, carrozzieri eccetera producevano (utilizzandone in toto la meccanica, ma sbizzarrendosi sulle carrozzerie, sugli accessori, sui potenziamenti eccetera) delle serie limitate che, va da sé, col tempo sono diventate delle autentiche rarità (lo erano anche da nuove!). È il caso della Carrozzeria Vignale di Torino, che produsse una sua versione della 850 Coupé: la Fiat 850 Coupé Vignale, appunto. Qui ne vediamo un esemplare "siculo" del 1969.
Assieme a Mark B., ci spostiamo oggi nel magico e particolare mondo delle Ottocentocinqùantidi, vale a dire i "modelli speciali" derivati dalla Fiat 850. Negli anni '60 e '70 era una costante: sul modello-base di grande successo e di enorme diffusione, prodotto dalla grande casa automobilistica, una pletora di piccole case produttrici, carrozzieri eccetera producevano (utilizzandone in toto la meccanica, ma sbizzarrendosi sulle carrozzerie, sugli accessori, sui potenziamenti eccetera) delle serie limitate che, va da sé, col tempo sono diventate delle autentiche rarità (lo erano anche da nuove!). È il caso della Carrozzeria Vignale di Torino, che produsse una sua versione della 850 Coupé: la Fiat 850 Coupé Vignale, appunto. Qui ne vediamo un esemplare "siculo" del 1969.
La Niva e la neve
Come è lecito attendersi, il nome Niva non c'entra nulla con la neve: il suo nome in lingua russa (нива) significa propriamente "campo di stoppie" o "di biada", ma si usa genericamente per "campo". Prodotta a partire dal 1971 dalla Lada negli storici stabilimenti di Tol'jatti (quella che da noi si chiama, abusivamente, Togliattigrad perché del "grad" non c'è mai stata traccia nel toponimo russo), se ne conoscono i nomi dei progettisti: tali Vladimir Sergeevič Solov'ëv (si pronuncia "Salaviòff"), il capoprogetto, e Valerij Pavlovič Semuškin, il designer. Non deve stupire che la parte anteriore del fuoristrada sovietico ricordi decisamente quella di una Fiat anni '60, e più propriamente della 124: la Niva originale era una 124, equipaggiata con lo stesso motore e dotata più o meno della stessa meccanica. In pratica, era una Zigulì fuoristradata, che ebbe -va detto- un grande successo commerciale. Era robustissima e completamente manuale: una di quelle sante vetture dove l'elettronica non la faceva ancora da padrone, e dove non rischiavi di fermarti per un capriccio della centralina. Anche per questo veniva fornita con un corredo di attrezzi da officina meccanica: una borsa di cuoio contenente due cacciacopertoni, una pompa per gonfiare le gomme (a camera d'aria), una lampadina di emergenza da collegare nell' apposita presa sita nel vano motore, un manometro, una limetta e un calibro per puntine platinate e candele, un set di chiavi inglesi, una pinza, cacciaviti e una manovella per l'avviamento manuale. Quest'ultima era un vero e proprio "tocco" da climi artici: viste queste giornatine qui in Italia, c'è da chiedersi se non torni a servire...
L'esemplare "torinese" trovato sotto le mura fiorentine è del 1984. Di neve addosso non ne ha, nonostante la giornata; però il giochino di parole era troppo ghiotto per rinunciarvi...
L'esemplare "torinese" trovato sotto le mura fiorentine è del 1984. Di neve addosso non ne ha, nonostante la giornata; però il giochino di parole era troppo ghiotto per rinunciarvi...
Candelora, Candelora
Dell'inverno semo fora? A giudicare dalle foto scattate iermattina, primo febbraio, circa alle sei e mezzo del mattino, sembra anzi che nell'inverno ci siamo cascati appena dentro, e come pere cotte. Certo, il famoso detto popolare relativo al due di febbraio recita anche che se piove e tira vento siamo sempre a mezz'inverno; e qui altro che pioggia e vento (che pure c'è, e dimorto diàccio), nevica e si preannunciano temperature spaventose. In tutto questo sconfortante quadro meteorologico, il Treggista si ritrova però a vivere una rinnovata e assai fortunata fase di reperimenti & trovaglie, come ad esempio questa meravigliosa Bianchina Giardiniera innevata che dovrebbe risalire ai primi giorni del 1968. Immaginiamoci la sua messa in moto in questi giorni polari: aria tirata al massimo (una manovra che, per i neopatentati e per i giovani conducenti attuali, equivarrebbe a adoperare un ciclostile nell'epoca dei computer), manopola del riscaldamento, levetta dell'accensione (credo che le Bianchine, che usavano la stessa meccanica, la avessero uguale a quella della 500), tergicristallini che tergevano una sega...eppure è sempre lì, da quarantaquattr'anni. O da quarantaquattro Candelore, se si preferisce. Quarantaquattro volte fora dall'inverno, oppure dentro se pioveva o tirava vento. E nevicate anche ben più grosse di questa!
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