giovedì 8 luglio 2010

Smaltimento de' Mezzisacchi (1)



Prima o poi è d'uopo dedicarsi allo smaltimento delle 500 giacenti nelle riserve auree del TB; sennò si accumulano, e trovare ogni volta qualcosa -sia pur di mediamente imbecille- da dire al riguardo diventa un'impresa titanica. Questo (del 1970), però, è un vero esemplare da battaglia: fitte generalizzate, mollettone fermacofano e, come succede spesso nei Cinquini, una targa niente male: FI 541 441, vale a dire una scalata di 100 tra blocchi di tre cifre. Insomma, una ragione per infilare una 500 la si trova sempre e comunque...

mercoledì 7 luglio 2010

È il momento delle Minimìno




Qualcuno avrà forse notato la cura che, sin dagli inizi del TB, metto nelle denominazioni fiorentine delle tregge e di altri soggetti inerenti. Questo perché il Treggismo Militante ha radici necessariamente locali: non può esserne separato. Se, poniamo, il TB fosse nato a Piacenza (un posto a caso!) o a Porto Empedocle, le tregge avrebbero avuto tutte le loro belle denominazioni piacentine e girgentesi (spero si dica così). Si confrontino anche le romaneschissime definizioni di Cristina la Meharista, prima fra tutte er Mezzosacco (che ho sposato incondizionatamente). Insomma, tutta questa pappardella per introdurre un'altra Minimìno (in fiorentino, quando non si può aggiungere una vocale finale come i' bùsse o lo spòrte, si elimina; e il caso della "r" finale è comune se la vocale immediatamente precedente è atona. Così si dice i' bàrre -plurale i bàrri, da cui i' barrista; ma in Minimìnor la vocale precedente non reca l'accento e quindi si elimina). Questa Minimìno qui è di ragguardevole vegliardàggine, risalendo al 1970; siamo in quella famosa e piovosissima domenica di maggio, ma ancora il raduno dei Cinquini Storici non era stato incontrato. Si vede che era una domenica predestinata, in cui a me medèsmo e notevolmente metereopatico, mentre smoccolavo per il tempo vomitevole assai, il grande Dio de' Bivi doveva aver deciso di compensarmi in qualche modo. Foto prese al volo, guidando: una cosa che raccomando soltanto ai treggisti non soltanto appassionati, ma anche guidatori esperti e coscienti. Non mi stancherò mai di predicar prudenza: meglio rinunciare pur sia alla più bella treggia del mondo, che provocare danni agli altri e a se stessi.

martedì 6 luglio 2010

Si trovava là in mezzo a passare




Del raduno-rievocazione storica Firenze-Fiesole dello scorso 14 marzo sto, centellinandolo bene, dando conto oramai da tempo sul TB (e, letteralmente, non si vede la fine). Colgo l'occasione per ribadire che si tratta di una cosa unica, in quanto -come più volte ho detto- il raduno di auto storiche non appartiene alla "filosofia" di questo blog. Filosofia che, però, ha pensato bene di farsi viva anche durante quella particolare occasione. In mezzo alle tante bellezze che sfilavano per andar poi a farsi una rombante salitella fino al Colle Lunato è capitata per puro caso anche questa Mini Minor (del 1971) la quale se ne andava tranquillamente per i fatti suoi e si è invece ritrovata a doversi districare fra Balille, Bizzarrini, Alfe e Harley Davidson di novant'anni fa. Si è districata egregiamente, facendo anche la sua porca figura di treggia "autentica" in mezzo a tutte quelle tregge milionarie.

lunedì 5 luglio 2010

Il raduno de' Mezzisacchi (4): Scacchi



Un'altra intrusa al raduno de' Mezzisacchi dello scorso maggio: stavolta abbiamo la 126 a scacchi (del 1975, per la cronaca). Il motivo degli scacchi voleva, con tutta probabilità, riprodurre quello della bandiera che, nelle corse automobilistiche, segna l'arrivo della gara; ricordando sempre che, in quegli anni, si svolgevano davvero competizioni riservate alle utilitarie più o meno modificate, degli autentici piccoli mostri che sfrecciavano a velocità folli. Questa, a dire il vero, non ce la vedo molto a fare cose del genere (anche se non si sa mai). Ma quel che più conta è che sia sfrecciata davanti al sottoscritto inzuppato di pioggia, ad una velocità sufficientemente placida da farsi fotografare.

domenica 4 luglio 2010

'O Maggiolon' e il moto perpetuo



'O Maggiolon' (con targa napoletana del 1978) potrebbe far parte di una categoria chiamata Tregge Onnipresenti. Sono anni che la vedo letteralmente ovunque a Firenze, e nelle zone più disparate, senza averla però mai vista parcheggiata da qualche parte. Sempre in movimento? Il moto perpetuo? Mi ricordo di un ironico racconto scritto tanti anni fa da un sommo fisico, Tullio Regge, in cui un tizio riesce effettivamente, in barba a tutti i consolidati princìpi della fisica, ad inventare la macchina del moto perpetuo, mandando nella costernazione (e in pensione anticipata) gli scienziati di tutto il mondo (lo stesso Regge compreso, che al termine del racconto se ne sta su una panchina, desolato e disoccupato, assieme ad un suo assistente). Sicuramente un modo ironico, da parte di un grande scienziato, per invitare ad andare sempre "oltre" e a investigare costantemente al di là dei limiti; ma se la cosa fosse reale, e 'O Maggiolon' fosse davvero in possesso del segreto del moto perpetuo? Fatto sta che, per fotografarlo finalmente, non ho potuto che prenderlo al volo (approfittando, è vero, di un bell'ingorgo e di un semaforo rosso). Condannato a vagare per sempre, come Assuero? Chi lo sa. Intanto l'ho fermato per un attimo, ed eccolo qui!

sabato 3 luglio 2010

Inutile pigliarsela, all'alba




Magari, tra voi che leggete, ci sarà qualcuno che conosce i turni notturni. Le città deserte, i rumori lontani eppure distinti, i rari passanti, le poche luci accese. Quando, di notte, c'è una finestra illuminata può essere che non lo sia per delle allegre ragioni; e allora si va. Ad arricchire una collezione di strane albe in vie, piazze, vicoli. Inutile pigliarsela. Inutile rimpiangere il sonno. Si scende per la strada, poi, quando il medico e l'infermiere sono già intervenuti. Due minuti di sospensione, appoggiati a una macchina parcheggiata. Succede anche che, accanto a te, ti occhieggi un'altra macchina. Clic, clic. Ce ne sono tante di Cinquecento, in questo blog, e ognuna ha la sua piccola storia, ed il suo momento.

giovedì 1 luglio 2010

Il Mago (FF/15)



Quella che vedete, con l'ennesima targa quadrata farlocca (oramai una specie di must tra le auto d'epoca che non hanno potuto conservare la targa originale) è una Renault 8 Gordini. Fu prodotta dal 1964 al 1970. Gordini è in Francia ciò che Abarth è in Italia. Il modificatore e preparatore per eccellenza. Il Mago, o Le Sorcier.

Si chiamava Amedeo Gordini, era nato a Bazzano (in provincia di Bologna) il 23 giugno 1899. Visto che, in ogni caso, la sua storia la avrei ripresa da Wikipedia, eccola qui. La R8 Gordini è un'automobile leggendaria. Ai tempi del connubio Simca-Gordini (italiani in Francia, verrebbe da dire...), l'unica vittoria fu riportata da Maurice Trintignant, zio dell'attore Jean-Louis che poi volò di sotto dalle scogliere del Romito nella scena finale del Sorpasso di Dino Risi.